| L'emblema di questa antica famiglia si trova raffigurato nell'etichetta del Sangiovese Novello "EBE", dall'inconfondibile profumo. L'immagine qui riportata, è quella della mitologica coppiera degli Dei, EBE, da cui il vino trae il suo nome. A inizio Ottocento, la Contessa Veronica Guarini commissionò al famoso scultore neoclassico, Antonio Canova, la statua in marmo che è oggi conservata presso la Pinacoteca di Forlì, divenendo da allora simbolo di questa famiglia. In cantina è possibile leggere una copia della lettera di commissione.  Fin dal '900 troviamo la famiglia Guarini nelle cronache bolognesi, ressero otto volte il consolato e quattro volte la procuratoria. Le notizie più remote risalgono al XII sec., quando Guarino Guarini fu vescovo a Pavia, cardinale di Palestrina - dove morì nel 1159 , e infine venne dichiarato santo. A testimonianza di ciò rimane la sua croce cardinalizia presso l'oratorio di S. Maria dei Guarini a Bologna. Durante le lotte comunali la famiglia Guarini, seguace della fazione dei Lambertazzi, dovette andare in esilio: un ramo si trasferì a Ferrara, fu reso celebre da Giambattista Guarini, autore del Pastor fido, e si estinse nel 1745; l'altro si trasferì a Forlì dove nel 1405 gli fu concesso di adottare lo stemma del Comune aggiungendovi tre fasce nere. Nel XV sec.(?) incontriamo Paolo Guarini, poeta e guerriero, che scrisse gli Annales Forolivenses ab anno 1275 usque ad anno 1473. Altra personalità in vista fu Pietro di Paolo Guarini che nel 1500 fu tra i primi 90 Pacifici, una milizia cittadina, creati da Mores Guidiccioni. Papa Benedetto XIV, nel 1756, nomina Pietro di Giovanni Guarini Conte Palatino e Giovanni di Pietro Cavaliere di Malta, lo stesso che nel 1777 fu insignito Barone di Castel Falcino dal Vescovo di Sarsina. Suo figlio (di chi?) Pietro (1804-1875) fu gonfaloniere ben cinque volte, venne insignito di vari ordini cavallereschi e infine divenne Colonnello della Guardia Civica. Nel 1848 fu Ministro dei lavori pubblici sotto il papato di Pio IX che gli affidò l'incarico di (?) a Ferrara presso il Generale austriaco Welden. Un'altra triste vicenda che lo vede protagonista fu l'assassinio del Capo del Governo Pellegrino Rossi pugnalato da Ciceruacchio durante i tumulti a Roma. A Forlì contribuì ad arricchire la Biblioteca e la Fondazione Piancastelli con donazioni di libri e dipinti e fondò la Caserma dei Pompieri. Suo figlio Filippo, bibliotecario, raccolse in 15 volumi inediti le cronache della città dal 1863 al 1920 e ne stampò altri. Giovanni, primogenito di Pietro Guarini e fratello di Filippo, fu Gonfaloniere di Forlì tra il 1859 e il 1874, si prodigò a favore dell'agricoltura, fu corrispondente dell'Accademia dei (?) di Firenze e promosse le Esposizioni del 1875 e 1885 a Forlì. Eletto Deputato di Forlì per tre legislature e poi Senatore, fu in Parlamento attivo illustratore dei problemi ferroviari e di bonifica. Sposò Maddalena Matteucci figlia del Conte Domenico Matteucci e vendette al Comune l'Ebe, la statua che la nonna Veronica Naldi (?) Zauli aveva commissionato al Canova. Domenico Guarini Matteucci, suo figlio, sposò Luisa Napoleone Pepoli che era imparentata tramite sua madre Federica (?) con tutte le case regnanti d'Europa. Guido suo figlio (1881-1915) fu volontario di guerra e morì in una rischiosa missione in seguito alla quale ricevette la medaglia d'argento alla memoria. |